Respirare PM 2.5 ha un effetto inaspettato sul cervello dato che rende più difficoltosa la concentrazione ma anche l’interpretazione degli stati d’animo di chi abbiamo attorno.

Lo studio è stato guidato dall’Università di Birmingham su un inquinante dell’atmosfera che solo nel 2021 ha provocato più di 250 mila morti premature in Europa a causa di complicazioni respiratorie e cardiovascolari. Nella triste classifica, l’Italia è il secondo Paese per decessi, quasi 47 mila, secondo i dati Agenzia Europea dell’Ambiente.

Il PM 2.5 si genera in maniera naturale, come ad esempio dai vulcani attivi ma anche e soprattutto per le attività umane come scarichi di industrie e automobili, fumi di stufe a legna e carbone. Per studiarne le conseguenze sul cervello umano, gli autori hanno fatto respirare per un’ora a 26 volontari prima aria purificata e poi vari fumi inquinanti come quelli di una candela in combustione. Successivamente sono state testate le prestazioni in test di concentrazione e di riconoscimento delle emozioni, prima e quattro ore dopo la “sessione di respiro”. Il fumo ha nettamente peggiorato queste capacità, sia che i volontari respirassero col naso sia con la bocca.

Ne risulta che i domini cognitivi sono fortemente influenzati dall’inquinamento atmosferico e questo elemento è molto importante per capire come questo possa influire sul quotidiano e sulle nostre aspettative di vita.

Il PM2,5 arriva al cervello attraverso il bulbo olfattivo se inalato col naso mentre attraverso il sangue se inalato nei polmoni. Le dimensioni estremamente ridotte gli consentono di oltrepassare più facilmente le barriere biologiche.

Il limite annuo per questo inquinante è di 25 microgrammi per metro cubo e dovrà scendere a 10 nel 2030.

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